SHARING IS CARING… ANCHE SE C’È LATTOSIO!

Condividere il cibo è amare, soprattutto quando c’è di mezzo un’intolleranza alimentare. Da giovedì, grazie alle indicazioni nutrizionali della dottoressa Annalisa Pediroda, cucineremo insieme piatti contenenti una quantità di lattosio che anche un intollerante, con un piccolo aiuto, può digerire. Ora, però, cerchiamo di capire cos’è l’intolleranza al lattosio, come si manifesta e come si può contrastare

Latte, formaggi e burroIl cibo è condivisione. Chi ama cucinare sa che portare in tavola un piatto preparato con devozione e vederlo divorare è una grande soddisfazione. Se poi riesce a donare un attimo di piacevole godimento anche a una persona che non ha la fortuna di poter assaporare tutto, la soddisfazione può trasformarsi in gioia.

CONDIVIDERE PER TOLLERARE MEGLIO

Questa gioia preziosa, fatta di cose semplici e vere, ho avuto la fortuna di provarla. Nella mia famiglia ci sono casi di intolleranze alimentari e so bene cosa significa dover modificare repentinamente la propria dieta dopo aver scoperto di non potersi più concedere quei piatti che si amano tanto. Forse chi non ha mai avuto di questi problemi potrebbe pensare che non sia poi così traumatico, ma entrare nel mood giusto non è affatto scontato. Occorre impegnarsi per avere nei confronti del cibo un approccio diverso e, soprattutto, bisogna informarsi. Può essere che non si abbia neppure il tempo per farlo e allora ci pensano la mamma, il papà, il coniuge, i figli. In pratica, l’intolleranza diventa un fatto di famiglia. Però non si deve vivere questa esperienza come un dramma, anzi. Anche in questo caso, sharing is caring, condividere è amare, proprio come si dice nel mondo del web.

IN VIAGGIO CON GLI INTOLLERANTI AL LATTOSIO

Da qui nasce l’idea di una speciale rubrica rivolta agli intolleranti al lattosio che, secondo le stime più recenti, in Italia rappresentano ben il 50 percento della popolazione. L’intento condiviso con Crinos S.p.A., l’azienda farmaceutica che produce l’integratore alimentare di enzima lattasi Lactease, è quello di aiutare chi soffre di questa intolleranza a viverla meglio, diffondendo informazioni pratiche e utili. Date da una foodblogger, le informazioni pratiche non possono che essere ricette. A fornirci quelle utili pensa invece la dottoressa Annalisa Pediroda, che ha calcolato i valori nutrizionali di ogni piatto che cucineremo insieme cosicché possiamo sapere in anticipo l’eventuale quantità di lattosio in esso contenuto e vedere come tollerarla. Ci aspetta un’interessante esperienza tra i fornelli ma anche un bel viaggio alla scoperta di nuovi sapori perché prepareremo piatti tipici di diversi Paesi. Ovviamente la scelta non è casuale, poiché chi soffre di intolleranze alimentari spesso rinuncia ad assaggiare cibi appartenenti a colture diverse per timore di avere problemi, nel caso specifico dovuti al lattosio.

Latte, burro, scamorza affumicataCHE COS’È IL LATTOSIO?

Vero è che la parola può suscitare timore in chi ha appena scoperto di essere intollerante, ma a volte questo accade perché non ne conosce bene il significato. Quasi tutti sappiamo che il lattosio è uno zucchero complesso, contenuto principalmente nel latte vaccino, nei suoi derivati e anche in molti altri insospettabili alimenti. Però l’intollerante non si deve fermare qui. Per approfondire, ho chiesto aiuto agli esperti di Lactease. Questi mi hanno spiegato che, per essere digerito, il lattosio viene scisso dal nostro organismo in glucosio e galattosio, due zuccheri più facili da assorbire. Il responsabile di questa scissione è l’enzima lattasi, presente all’interno dell’intestino.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’INTOLLERANZA?

La questione è che la produzione dell’enzima lattasi non è identica in ognuno di noi: è possibile infatti che sia presente in quantità minime o addirittura assente. Sono proprio la sua assenza o quantità insufficiente a determinare l’intolleranza al lattosio. Quest’ultima può essere di due tipi: primaria, dunque genetica e permanente nel tempo, nella quale il livello di lattasi è massimo alla nascita e diminuisce a partire dallo svezzamento fino a raggiungere soglie diverse in ognuno di noi; oppure secondaria, altrimenti detta transitoria, se è una condizione temporanea ed è causata da alcune patologie intestinali, infezioni batteriche o virus.

COME SI MANIFESTA?

Dovrebbero destare qualche sospetto alcuni segnali, soprattutto se si verificano con frequenza dopo un pranzo o una colazione. I sintomi più comuni (e fastidiosi) sono: gonfiore e tensione addominale, meteorismo, crampi, flatulenza, aerofagia, aumento della peristalsi, diarrea ma anche stitichezza.
La mancata digestione del lattosio può causare, seppur in modo meno frequente, anche altri disturbi quali capogiri, insonnia, nausea e irritazioni cutanee.

Mozzarella, scamorza affumicata, leerdammer, primo saleCOME CAPIRE SE È DAVVERO COLPA DEL LATTOSIO?

Se riconosci alcuni di questi sintomi non è comunque detto che tu sia intollerante al lattosio. Per esserne certo, devi effettuare un test specifico. Al momento ne esistono due tipologie: l’H2-Breath test (o test del respiro) e il test genetico.

COME SI EFFETTUANO I TEST PER LA DIAGNOSI?

L’H2-Breath test rileva la quantità di idrogeno presente nel respiro, prima e dopo l’assunzione di lattosio. Per effettuarlo devi recarti in ospedale e seguire un’adeguata preparazione che prevede, tra l’altro, di non assumere antibiotici nelle due settimane precedenti all’esecuzione dell’esame; di non fumare dalla mezzanotte del giorno prima e di essere a digiuno da almeno otto ore. La sua durata è di circa quattro ore, quindi anche per questo può risultare un po’ impegnativo, soprattutto per i bambini. Inoltre, tale test non può distinguere tra un’intolleranza temporanea e una permanente.
Il test genetico individua la predisposizione, genetica per l’appunto, verso l’intolleranza al lattosio. Non c’è alcuna necessità di restare a digiuno. Può essere effettuato in pochi minuti, anche da casa propria, con un semplice prelievo di saliva tramite tampone boccale. Esso può essere utile anche a chi è stata già diagnosticata un’intolleranza al lattosio tramite l’H2-Breath test: in caso di risultato negativo, viene esclusa la causa genetica. Il test genetico riesce quindi a distinguere se l’intolleranza è di forma primaria o secondaria.

COSA FARE SE SEI INTOLLERANTE AL LATTOSIO?

IMG_7446In caso d’intolleranza, sia permanente sia temporanea, si possono comunque eliminare i disturbi e mantenere un’alimentazione completa (senza escludere importanti nutrienti quali calcio e vitamina D) e allo stesso tempo soddisfacente per il palato. La soluzione è offerta dagli integratori alimentari di enzima lattasi in compresse masticabili che, grazie a Lactease, sono disponibili sia per adulti sia nell’innovativa formulazione per bambini. Assunti prima di ingerire un alimento contenente lattosio, gli integratori forniscono la quantità di lattasi sufficiente a digerirlo senza che compaia alcun malessere.
Le ricette che troverai qui su Foodnuggets da giovedì 19 novembre saranno corredate di infografiche con l’indicazione della quantità di lattosio contenuta in ogni porzione del piatto cosicché tu possa regolarti. Sei pronto a metterti in viaggio e a cucinare con me?

PER SAPERNE DI PIÙ

L’intolleranza al lattosio
Il Breath test e il test genetico
Gli integratori di enzima lattasi
Alimenti insospettabili contenenti lattosio

Se vuoi ricevere foodnews e ricette, iscriviti alla newsletter di Foodnuggets oppure diventane follower su Facebook o Twitter.

 

Annunci

10 pensieri su “SHARING IS CARING… ANCHE SE C’È LATTOSIO!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...