LA GRANDE SFIDA SUL FUTURO DELLE API

Tutti gli insetti impollinatori hanno un ruolo determinante per la biodiversità, la sicurezza alimentare e la produttività economica però gli alveari si stanno spopolando. Purtroppo il problema non pare vicino a una soluzione, ma in Expo si è fatta una grande opera di sensibilizzazione, soprattutto grazie al padiglione del Regno Unito

Api e padiglione del Regno Unito

Se fossi nata ape mi chiederei se l’uomo stia davvero facendo tutto il possibile per bloccare la moria che sta attanagliando la mia specie dal 2006. Però riconoscerei come in Expo Milano 2015 sia stata fatta una grande opera di sensibilizzazione sulla questione, grazie soprattutto al padiglione del Regno Unito.

LO STRETTO LEGAME TRA API E CIBO

Le api dell'alveare di Nottingham collegate con il padiglione del Regno Unito in ExpoChi sul Decumano si è chiesto “ma che c’entrano le api?”, la risposta l’ha sicuramente trovata visitando l’enorme alveare britannico in alluminio. Questa risposta sta in un concetto ben preciso: l’impollinazione, processo indispensabile per la riproduzione delle piante. Secondo la Fao, l’organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, ben il 35 percento della produzione di cibo a livello mondiale dipende proprio dall’impollinazione e 71 delle 100 colture più importanti vivono grazie all’opera delle api e di altri insetti come mosche, farfalle e bombi.
Il problema è che pesticidi, parassiti e perdita di habitat di certo non facilitano la vita di questi grandi alleati dell’uomo, che sono sì fondamentali per la biodiversità e la sicurezza alimentare ma anche per altri motivi. Recentemente, l’Unione alimentare per la conservazione della natura ha infatti calcolato come gli impollinatori contribuiscano a sostenere economicamente il settore agroalimentare con 22 miliardi di euro all’anno.

COLPA DEGLI INSETTICIDI

I principali nemici delle api sono particolari tipi d’insetticidi, detti neonicotinoidi, usati per la concia delle sementi di mais e altre colture. Lo spopolamento degli alveari, che è iniziato proprio con l’introduzione su larga scala di questi insetticidi, e il conseguente calo della produzione di miele sono fenomeni che riguardano sia l’Europa sia gli Stati Uniti. La soluzione starebbe nel vietare definitivamente l’uso dei neonicotinoidi, ma da parte delle istituzioni preposte non è ancora arrivato alcun intervento davvero risolutivo.

UN PADIGLIONE SUPERPREMIATO

L'interno dell'alveare del padiglione UK in ExpoCerto è che nel padiglione del Regno Unito degli insetticidi non c’era traccia. C’era invece la possibilità di mettersi nei panni di un’ape mellifera, grazie a un vero e proprio viaggio sensoriale che ha coinvolto ben 3 milioni e 300 visitatori. Il percorso si snodava in una struttura architettonica che è stata premiata dal Bie (Bureau International des Expositions) come la migliore tra quelle dei padiglioni di superficie inferiore ai 2 mila metri quadrati e dal team di professionisti del premio ‘Le architetture dei padiglioni di Expo 2015’ come la più efficace nel comunicare il tema Nutrire il pianeta. Energia per la vita tra tutte quelle del sito espositivo. Interessante la motivazione di quest’ultimo premio, in cui si evidenziava come, elevando un “accorato inno alla salvaguardia della natura”, si fossero coniugati tecnologia ingegneristica e costruttiva, design, arte e architettura in un “dialogo poetico, sottile, ma capace di farci ancora sognare in un mondo migliore”. Il paragone alla base del progetto si fondava sull’idea del Regno Unito come alveare in continuo fermento, capace di impegnarsi per trovare e diffondere a livello globale soluzioni per le principali problematiche del nostro tempo. Ecco perché il tema specifico era Grow in Britain and Northern Ireland.

Interno dell'alveare nel padiglione del Regno Unito in ExpoQUASI UN ALVEARE VERO

Di tanta maestria si sono resi fautori l’artista Wolfgang Buttress, l’ingegnere Tristan Simmonds e lo studio di architettura BDP., che hanno progettato il padiglione ispirandosi alla ricerca scientifica e alla tecnologia d’avanguardia sviluppate da Martin Benesik, docente di fisica presso la Nottingham Trent University nonché esperto nel monitoraggio delle api. La cosa straordinaria del padiglione del Regno Unito era che l’alveare in alluminio, che pesava 50 tonnellate ed era alto 14 metri, riproduceva realisticamente la vita all’interno di una colonia d’api perché effettivamente collegato a un alveare di Nottingham. In esso, degli accelerometri rilevavano le vibrazioni generate dalle api (vedi foto sopra) e queste venivano inviate in tempo reale e riprodotte visivamente e acusticamente nel padiglione di Rho. Visivamente, perché 891 luci a Led si accendevano di rosso nei punti in cui l’attività della colonia era più fervida. Acusticamente, perché suoni campionati preregistrati da musicisti venivano riprodotti a seconda dei segnali ricavati dalla danza che le api facevano nel vero alveare. Un effetto da brivido, soprattutto di sera, quando la vibrante luminosità della struttura prismatica costruita da Stage One squarciava il buio e attutiva il fragore del Decumano.

NEI PANNI DI UN’APE MELLIFERA

Struttura in alluminio dell'alveare del Regno Unito in ExpoPrima dell’alveare, i creativi di Squint Opera avevano collocato un frutteto e un prato. Quest’ultimo, in cui sono cresciute tipiche varietà di fiori britannici come erica, ranuncolo e acetosella, era ad altezza occhi proprio per offrire al visitatore la veduta dell’ambiente naturale che ha un’ape. Appena prima di salire al piano superiore per entrare nell’alveare, speciali dispositivi ti consentivano di percepire segnali vibrazionali per vivere un’esperienza ancora più diretta: mettendo in bocca un piccolo stecco di legno, tenendone posizionata l’estremità opposta nella fessura del dispositivo a colonna e tappandoti le orecchie, potevi avvertire tramite le ossa del cranio le vibrazioni che le api mellifere mettono in atto per comunicare tra loro. Grazie a una mostra interattiva, potevi inoltre udire diversi tipi di segnali vibrazionali e conoscerne il significato.
Il padiglione del Regno Unito, di cui al momento non è ancora stato deciso il destino post Expo, offriva veramente un’esperienza sensoriale a tutto tondo. Sicuramente, se non ci fossi stata non mi sarei mai sentita un’ape. Nell’alveare non ero regina, bensì operaia tra tante. Ero tra le api che ronzavano affaccendate e sbalordite per lo stupore. Peccato che per ora quelle vere possano solo sbalordirsi per il turbamento.

Curiosità
Se non hai avuto modo di visitare il padiglione del Regno Unito in Expo oppure vuoi risentirne la sinfonia che riproduceva la danza delle api e avvolgeva i visitatori nel percorso espositivo, puoi ascoltarne un frammento registrato sul sito ufficiale Ukpavilion2015.com.

Padiglione del Regno Unito in Expo Milano 2015

 

Fotografie: Ukti, tranne quelle con indicazione di copyright.

Leggi anche le presentazioni degli altri padiglioni in Racconti da Expo.

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17 pensieri su “LA GRANDE SFIDA SUL FUTURO DELLE API

  1. Un articolo interessantissimo. Io vorrei aggiungere l’orribile sfruttamento che avviene e consiste nel portare le api e gli alveari da un paese all’altro in una eterna primavera-estate e dunque farle produrre miele all’infinito.
    Davvero complimenti
    sheraconunabbraccio

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  2. beh, se tu fossi nata ape, dotata come sei di grande sensibilità e spirito di osservazione, ti saresti battuta a difesa della natura e della bellezza.
    io ti avrei eletta regina 🙂
    Mi sono immedesiamata ….. il viaggio sensoriale emoziona.
    besos
    Sally

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    • Grazie, cara Sally! 🙂 Questo padiglione è stata una vera emozione per me. In Expo anche altri Paesi – come la Germania e Malta, di cui ho già scritto – hanno trattato il tema delle api, ma il padiglione del Regno Unito ha saputo farlo in modo davvero suggestivo e inaspettato. Buona serata e un grosso abbraccio.

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      • All’idea delle lunghe file mi sono scoraggiata e non ho visitato l’Expo, ma dai tuoi reportage ho avuto la sensazione di aver vissuto quelle esperienze, grazie a te per aver condiviso un’emozione irripetibile 🙂
        besos
        Sally

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    • Veramente interessanti, hai detto giusto. Beh, ma sai che il padiglione del Regno Unito ti spingeva proprio a entrare nella parte? 🙂 Hai provato a cliccare sul link in fondo al pezzo? Stai qualche minuto ad ascoltare e poi dimmi cosa ne pensi… nell’alveare si sentiva proprio quella musica composta sulla scia della danza delle api.

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