#CIAOEXPO

Albero della vita di Expo Milano 2015 e Palazzo Italia sullo sfondoNavigare in Internet il giorno dopo la chiusura di Expo Milano 2015 fa un certo effetto. Alle immagini di un sito espositivo invaso da colori e persone si mischiano quelle del Cardo e del Decumano deserti.

Davide Rampello, il direttore artistico del Padiglione Zero, annuncia che questo riaprirà i battenti il prossimo 1° maggio. Sulla pagina Facebook del Mercato Metropolitano viene inaspettatamente scritto che l’avventura di uno dei capisaldi di Expo in città non prosegue con la stessa modalità fino a fine anno. Il famoso gruppo di Facebook Expo 2015 Milano-consigli per gli utenti, che in questi mesi è diventato punto di riferimento per oltre 37mila navigatori, inizia a racchiudere le emozioni degli expottimisti in un virtuale scrigno dei ricordi. Sulle pagine ufficiali dei padiglioni compaiono foto di gruppo delle migliaia di lavoratori che hanno reso possibile questa sorprendente esposizione universale, vissuta in loco da circa 22 milioni di visitatori e sul web da non si sa quanti individui. Già, perché questo è stato il primo vero social Expo. I social media hanno avuto un ruolo primario nella scrittura della storia di Expo e anche noi blogger ci abbiamo messo lo zampino. Un dato su tutti: su Instagram sono stati postati più di 250mila scatti dell’Albero della vita.

GUARDARE IL MONDO CON OCCHI DIVERSI

Bimba nel padiglione della Francia in Expo

Una bambina osserva curiosa l’orto della Francia mentre ascolta le spiegazioni del papà

Ricordo molto bene il primo giorno che ho messo piede nel sito espositivo di Rho. Era primavera e il Decumano era molto diverso da quello di quest’autunno. Il passaparola non aveva ancora provocato alcun effetto e nessuno avrebbe mai immaginato le code chilometriche che hanno fatto scomodare anche il Codacons. Già da allora, però, Expo era della gente: delle migliaia di persone che ci lavoravano, di noi visitatori sorpresi, forse anche di chi ne parlava (spesso a sproposito) senza nemmeno esserci stato. Già allora c’erano i curiosi in preda all’ansia di non farsi sfuggire il più piccolo dettaglio e coloro che ancor prima di mettere piede in un padiglione professavano disgusto. Proprio guardando questi ultimi, mi son detta che “io no”, una simile occasione non me la dovevo far sfuggire, e che “io sì”, dovevo essere come una bimba contenta di scoprire il mondo per la prima volta.

MA ANCHE NO

La facciata del padiglione del Turkmenistan in Expo Milano 2015Ovvio che non tutto mi è piaciuto. Ovvio che sono rimasta basita davanti a quella che credo possa definirsi l’ostentazione della ricchezza fine a se stessa del Turkmenistan o al vuoto avvertito all’interno di un padiglione esternamente così bello come quello del Vietnam, oppure ancora davanti all’impronta estremamente propagandistica di quello della Thailandia.
La facciata del padiglione del Vietnam in Expo Milano 2015Ovvio che sono d’accordo con Paolo Foschini quando, sul Corriere della sera dell’ultimo giorno di Expo, parla del “valore dell’incoerenza” e racconta dei grandi chef che in tv non esitano a gettare un filetto dicendo “che schifo”, solo perché magari non è cotto a puntino, e poi invece a Rho hanno voluto insegnare ai bambini quanto sia importante non sprecare cibo. D’altra parte, proprio come scrive Foschini, Expo è stato “una efficace rappresentazione del mondo com’è”.
La facciata del padiglione dell'Iran in Expo Milano 2015Una rappresentazione del mondo che ho prevalentemente esplorato da sola e in cui però sola non mi sono mai sentita. Un mondo protetto, in cui l’Iran era situato vicino agli Stati Uniti e il Cile non sembrava soffrire per il terremoto che lo ha devastato quando Expo era già iniziato da un pezzo.

LA BELLA STORIA DELLA LIBERIA

La facciata del Cluster delle zone aride in Expo Un mondo in cui si potevano scrivere storie vere e straordinarie, come quelle della Liberia. Nonostante fosse stato dichiarato “ebola free” solo il 9 maggio, questo Paese non ha voluto rinunciare a Expo. Grazie all’impegno del commissario generale Mario Conca e del direttore Alessandro Severico, in poche settimane è stato allestito il padiglione nel Cluster Zone Aride. A proprie spese e senza nulla chiedere in cambio, gli imprenditori italiani Giovanni Lo Bue e Sandro Serra si sono impegnati a gestire il padiglione e a riproporre i piatti tipici del Paese. L’artigianato è stato invece curato dalla comunità di San Patrignano. Grazie dunque alla solidarietà e al grande cuore di questo gruppo di volontari, la Liberia ha avuto l’occasione di puntare i riflettori sulla sua situazione di Paese in via di sviluppo. Una storia di cotanta generosità non poteva avere che un bellissimo lieto fine: il ricavato del padiglione sarà infatti devoluto al Fondo umanitario per i  bambini orfani da ebola nonché alla prevenzione e alla lotta delle epidemie.

L’EXPO CHE VOGLIO RICORDARE

Proprio questo Expo – assieme a quello che ha dato voce ai 2.500 contadini, pescatori e allevatori giunti da ogni dove, a quello che ha lasciato un segno negli occhi meravigliati dei bambini, a quello che ha veramente portato alla ribalta internazionale la grande piaga della fame e ha rivelato l’importanza del ruolo della donna nello sconfiggerla – voglio ricordare. Expo non sarà stato perfetto, ma se non ci fosse stato non avrei mai pensato di riflettere tanto intensamente su alcune questioni. Expo non sarà stato perfetto, ma se non ci fosse stato non avrei potuto osservare il mondo da prospettive per me del tutto nuove. Ora spero solo che nulla (o quasi) vada perduto. Ciao Expo, anzi. #ciaoexpo.

Leggi anche le presentazioni degli altri padiglioni in Racconti da Expo.

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Padiglioni Usa, Kuwait ed Ecuador in Expo

Stati Uniti d’America, Kuwait ed Ecuador a pochi metri di distanza

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6 pensieri su “#CIAOEXPO

    • Ciao, Francesco. Sono contenta che questo post ti sia piaciuto. Anche a me è dispiaciuto per il Mercato Metropolitano. Poco tempo fa proprio i commercianti che ci lavoravano dentro mi avevano detto che l’attività sarebbe proseguita fino a fine anno. Oggi sono passata da quelle parti: era tutto illuminato, ma anche tutto vuoto. Faceva un po’ tristezza, a dire la verità. Però sull’insegna campeggiava una nuova scritta (Mercato di Porta Genova). Staremo a vedere cosa succede. 🙂

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  1. Hai fatto un bellissimo lavoro postando i vari padiglioni dell’Expo, hai raccontato non solo cibo ma anche usi e costumi, io, che non ci sono stata ho girato insieme a te e ogni volta che voglio posso rileggere e rivedere le tue foto stupende, basta venire qua da te, un abbraccio cara, grazie, ❤

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    • Ciao, Laura. Grazie per le tue belle parole: se ti ho reso anche solo un po’ partecipe di Expo ne sono immensamente contenta. Il fatto è che ho scritto solo un miliardesimo di quello che avrei voluto. Il tempo è sempre tiranno. 🙂 Comunque, in qualche modo, continuerò a parlare di Expo.

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