ANCHE GLI INSETTI NEL CIBO DELLA CASA SOSTENIBILE

Cucinare gli invertebrati è una delle proposte che il Belgio ha lanciato per affrontare le sfide alimentari del futuro. Nel suo padiglione eco-friendly di Expo puoi però assaggiare le eccellenze gastronomiche del presente

Cibi a base di insetti ed entrata del padiglione del Belgio in Expo

Una bruschetta spalmata con crema a base d’insetti, un ciuffo di basilico coltivato col sistema dell’acquaponica, fettine di funghi ricavati da fondi di caffè e una manciatina di foglioline di erbe selvatiche. Che sapore possa avere questo finger food non mi è dato sapere, ma certo è che in sé potrebbe riassumere le proposte che il Belgio ha lanciato in Expo per affrontare le sfide alimentari del futuro.

UNA CITTÀ IN PICCOLO E IL CIBO DEL 2050

Entrata del padiglione del Belgio in ExpoSostenibilità, innovazione tecnologica e identità nazionale sono i concetti che i belgi hanno voluto racchiudere nel loro luminoso padiglione di 2.400 metri quadrati, che si propone come una vera “città responsabile” (Lobe City, direbbero gli esperti). Autonoma dal punto di vista energetico, la struttura è in grado di limitare al massimo la produzione di rifiuti e acqua non depurata ed è interamente costruita con materiali naturali, isolanti, smontabili e facilmente riciclabili (tipo legno e vetro).
Progettato dallo studio di architettura Patrick Genard y Asociados, in collaborazione con l’architetto Marc Belderbos e l’impresa edile Besix-Vanhout, il padiglione è concreta manifestazione del pensiero di Leon Battista Alberti per cui “la casa è una città in piccolo e la città è una casa in grande”.
Interrogandosi contemporaneamente sull’andamento dello sviluppo territoriale, la crescita demografica e la diminuzione delle risorse naturali, il padiglione si propone come un’efficace soluzione di pianificazione urbana dal punto di vista architettonico e da quello delle sfide che l’inesorabile incremento demografico ci porrà davanti da qui al 2050. Non è dunque un caso che sia stato premiato nella categoria “Other initiatives” del concorso “Towards a sustainable Expo”, promosso dal ministero dell’Ambiente in collaborazione con Expo 2015.

LA FATTORIA DELLE ECCELLENZE

Fava rossa di cacaoArrivando dal Decumano, ti ritrovi sotto una pergola semicoperta. Dopo pochi passi, sei nel primo dei tre ambienti del padiglione: la cosiddetta “fattoria”. Non ci sono distese di campi coltivati, ma la citazione della struttura architettonica è evidente. È proprio questo lo spazio pensato per valorizzare il Belgio federale con le sue tre regioni (Bruxelles, Fiandre e Vallona) ed eccellenze enogastronomiche quali la birra, rappresentata da bottiglie stilizzate, e il cioccolato, prodotto in loco dai migliori maître chocolatier e offerto ai visitatori.
Proprio per raggiungere il laboratorio di cioccolato, sormontato da un’enorme fava di cacao rossa, percorri un tragitto che illustra tramite filmati il progetto Food.be Small Country. Great Food, volto a valorizzare i prodotti gastronomici nazionali. Laboratorio di cioccolato nel padiglione del Belgio in Expo

Quando tornerai indietro per proseguire il percorso espositivo, ammirerai gemme e gioielli di straordinaria fattura, ispirati a temi alimentari (che, in tutta franchezza, non è poi così facile cogliere). Atonium
Più immediato è invece il collegamento tra la riproduzione dell’Atomium, che puoi ammirare appena entri nel padiglione, e la storia delle esposizioni universali. Si tratta dell’avveniristico edificio progettato da André Waterkeyn, in occasione dell’Expo che si tenne nel 1958 a Bruxelles, con l’intenzione di riflettere la convinzione e l’aspettativa del genere umano di fare un uso pacifico dell’energia atomica.

IN CAMMINO VERSO IL 2050

La rampa del futuro nel padiglione del Belgio in ExpoLa “rampa del futuro”, che ti invita a catapultarti nel 2050 per comprendere le sfide legate all’evoluzione della vita dell’uomo sulla Terra, ti conduce nel cuore pulsante di tutto il padiglione: la cosiddetta “cantina”, seminterrato in cui sono descritte (e in alcuni casi messe in pratica) le tecniche di produzione alternativa del cibo.

LE SOLUZIONI IN CANTINA

Tra 35 anni, quando la Terra sarà abitata da 9 miliardi di persone, saremo capaci di gestire l’accesso al cibo e all’acqua per tutti? E cosa mangeremo? Avremo sprecato tutte le risorse tradizionali? Quali alternative possiamo mettere in campo per evitarne la diminuzione? A queste e ad altre domande il Belgio cerca di dare risposte concrete.

IL SISTEMA ACQUAPONICO

Sistema acquaponico nel padiglione del Belgio in ExpoUna soluzione sta nel sistema acquaponico, di cui puoi vedere esempi nelle installazioni collocate al centro della sala. Esso combina l’acquacoltura, dunque l’allevamento delle specie ittiche, con l’idroponica, ovvero la coltivazione delle piante nell’acqua. In pratica, verdure ed erbe aromatiche, ben visibili nella parte superiore dell’impianto, sono coltivate sfruttando come concime naturale gli escrementi prodotti dai pesci, che nuotano nell’acquario sottostante. A loro volta, le piante filtrano e depurano le acque, permettendo ai pesci di non intossicarsi.
Dettaglio del sistema acquaponico del padiglione del Belgio in ExpoLe verdure e le erbe aromatiche prodotte nel padiglione col sistema acquaponico vengono utilizzate dagli chef del ristorante ospitato al piano superiore.

INSETTI A TAVOLA

Crema spalmabile e pasta a base di insetti nel padiglione del Belgio in ExpoAltra (discussa) proposta del Belgio è quella degli insetti commestibili. Considerato che da qui al 2050 la richiesta di proteine animali crescerà del 75 percento, i belgi (e non solo) ricordano come gli insetti siano un’ottima soluzione sostenibile per la produzione delle stesse: rispetto a quello delle scorte di cibo derivanti dai vertebrati, il loro impatto è minimo e la percentuale di conversione in prodotti edibili è nettamente superiore (55 percento a fronte, per esempio, del 16 percento dei suini). Oltre a essere fonte di proteine, gli insetti vantano anche un elevato contenuto in minerali e fibre e un apporto limitato di zuccheri e grassi. Inoltre, possono essere allevati un po’ ovunque. Prova ne è il fatto che il 30 percento della popolazione mondiale già si ciba di 1.681 specie di insetti, per l’esattezza in 23 Paesi delle Americhe, 36 dell’Africa e 11 dell’Europa. Come ben sappiamo, tra questi non c’è però l’Italia e non è un caso che il ristorante belga in Expo non abbia ancora ottenuto l’autorizzazione a offrire piatti a base d’insetti ai propri clienti. Per il momento, è stata organizzata solo una degustazione a conclusione di una conferenza stampa. Il menu prevedeva una crema spalmabile e della pasta integrale, preparata con farina contenente al 10 percento Tenebrium Molitor, meglio noto come “verme della farina” per l’appunto. La crema, nelle due varianti al pomodoro e alle carote con cumino, è stata spalmata su bruschette assieme a morbido formaggio di capra. La pasta è stata servita con pomodori, pinoli, basilico e olio extravergine umbro.
La domanda è se gli insetti si potranno mai gustare in Expo. Quel che è certo è che per ora nel padiglione belga puoi conoscere specie commestibili e apprenderne le relative proprietà nutritive grazie a immagini e infografiche proiettate su una parete della “cantina”.

FUNGHI DA FONDI DI CAFFÈ

Procedimento per produrre fondi da caffè nel padiglione del Belgio in ExpoDei funghi prodotti con i fondi di caffè si parla anche nella sala dedicata alla “Potenza del limite” in Palazzo Italia, ma nel padiglione belga il fenomeno viene trattato più ampiamente e si accenna pure alla possibilità di ottenere fertilizzanti sfruttando il medesimo tipo di scarto organico. Al centro della questione c’è la dimostrazione di come ciò che crediamo non più utilizzabile possa invece diventare risorsa per qualcos’altro. Grazie al progetto pilota d’agricoltura urbana PermaFungi, a Bruxelles vengono recuperati i fondi di caffè prodotti dai ristoranti per farne nascere Pleurotus, ovvero i cosiddetti “orecchioni”, tanto usati anche nella cucina italiana. In un mese, da un solo ristorante, si riescono a recuperare anche dieci chili di fondi di caffè, che vengono poi sottoposti a tre fasi di lavorazione: l’inoculazione, l’incubazione e la fruttificazione. Nella prima, il fondo viene mescolato con il micelio del fungo da coltivare, dopo essere stato collocato in un contenitore sterile. Qui rimane per circa due settimane. Quando il substrato diventerà biancastro ed emanerà un odore di funghi, nel giro di pochi giorni inizierà a fruttificare.

COL SELVATICO C’È PIÙ GUSTO

Tra le proposte lanciate dal Belgio, c’è anche l’invito a portare in tavola più spesso le piante selvatiche. Sulla Terra esistono più di 300mila specie vegetali, di cui solo il 4 percento risulta tossico. L’uomo ne consuma appena duecento però ben più di 50mila sono edibili. C’è dunque una grande ricchezza inesplorata, prodotta senza costi e a impatto ambientale zero, potenziale riserva di nuovi sapori e vari nutrienti nonché occasione per limitare lo sfruttamento delle solite specie.

RITORNO AL PRESENTE

La cupola geoditica del padiglione del Belgio in ExpoDopo questa lunga sosta nel buio dell’incerto futuro, il pozzo di luce naturale creato dalla scala di vetro a spirale ti invita a esplorare il grande atrio del padiglione, dominato da una maestosa cupola geodetica in vetro. Se suoni il pianoforte, qui puoi esibirti con quello a coda messo a disposizione dei visitatori. Oppure puoi sederti a postazioni video individuali per esplorare le bellezze del Belgio. Oppure ancora gustare le sue migliori birre, assaporare i piatti dell’incantevole ristorante (le cozze in primis), gli stuzzichini del bar o il miglior cioccolato nazionale.Birreria e negozio per la vendita di cioccolato
All’esterno ti aspettano orti e frutteti, che riproducono in piccola scala i tipici paesaggi del Belgio. Passeggi, ti volti un attimo, volgi lo sguardo a quella luminosa “casa” sostenibile e pensi che questa sia tra le nazioni che hanno saputo interpretare al meglio il tema di Expo Milano 2015 (Nutrire il pianeta. Energia per la vita). Piccolo Paese, grande cibo (anche per il futuro).

Ristorante del padiglione del Belgio in ExpoCuriosità

A poco più di un mese dalla chiusura di Expo, il padiglione è stato messo all’asta dai suoi costruttori con un’offerta base di un milione di euro. Nel 2010, il Belgio vendette il proprio padiglione dell’Expo di Shanghai, più esteso di quello di Milano 2015, a un uomo d’affari cinese per la cifra di 6 milioni di euro.

 

Consigli pratici per il visitatore

All’esterno del padiglione si trova un’area picnic con angolo street food, dove puoi gustare i tanto rinomati Belgian Fries, le patatine fritte più ambite di Expo. Se vuoi assaggiarle, metti in conto una fila degna di un ufficio postale in una giornata di ritiro pensione.

Ubicazione: tra il padiglione del Sudan e l’area di servizio (coordinate sulla mappa: H 9; fermata della navetta: 10).

Orari: il percorso espositivo apre alle 10 e chiude alle 20.30; il ristorante chiude alle 22.30.

Fotografie: Expo2015/Daniele Mascolo, tranne quelle con indicazione di copyright.

Leggi anche le presentazioni degli altri padiglioni in Racconti da Expo.

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16 pensieri su “ANCHE GLI INSETTI NEL CIBO DELLA CASA SOSTENIBILE

    • Ciao Simona, benvenuta! Ahahah… mi sa che in questo siamo molto simili… 🙂 Però ci sono insetti e insetti e non tutti sono commestibili. Io credo che avrei meno difficoltà a mangiare la pasta fatta con la farina composta per il 10 percento da insetti. Davanti alla crema spalmabile avrei molte più titubanze.

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  1. Ogni tanto in tv si vedono quei documentari di sopravvivenza. Dove l’uomo mangia la qualunque pur di non morire. Ecco, oggi è troppo comodo e semplice dire “no gli insetti non li mangio” forse perché abbiamo tutto e non rinunciamo a niente. Ma in realtà in tempi un po’lontani ci si accontentava ed in terre come da te illustrate il cibo era anche quello! Complimenti

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  2. Ma perchè meravigliarci? Per noi questione di NON sapere. Io ho mangiato. meglio sgranocchiato, delle cavallette fritte ed il sapore era piacevolissimo (quando l’ho saputo sono inorridita). Ma nn mangiamo forse ostriche vongole lumache e dunque?

    sheravantituttalafamevacombattuta

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    • Io non ho avuto modo di mangiarli e so già che dovrei farmi coraggio per provarci… 🙂 Il mio compagno, che negli anni Ottanta alla Fiera dell’agricoltura di Verona assaggiò dei grissini preparati con farina a base di lombrico, dice che il trucco è non pensare all’ingrediente di base e che solo così se ne può gustare il buon sapore… Secondo me, molto dipende anche da come vengono presentati. Grazie per il commento e buon weekend anche a te.

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      • Anche mio marito mi disse cosi’, non pensarci, ma io le rane fritte non le ho mangiate, eppure a dire di tutti erano ottime, 🙂 bacioni cara, i tuoi post sono troppo belli, grazie per l’ottima lettura, ❤

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