DOLCI RICORDI UNGHERESI

Benché il padiglione dell’Ungheria non brilli per il percorso espositivo particolarmente attinente a Expo, il piacevole viaggio turistico che offre può concludersi con una vera festa del palato

Kurtoskalacs

In Expo l’Ungheria ti lascia dolcezza (in bocca). Soprattutto se, appena fuori dal padiglione, ti sei fermato al chioschetto Molnar’s per assaggiare la delizia con il nome più difficile che ci sia: il Kurtőskalács. Si tratta di una tipicità antichissima, originaria della Transilvania, che in patria viene venduta sia nelle pasticcerie sia come street food.

UN NOME DIFFICILE PER UNA SEMPLICE BONTÀ

Cottura del KurtoskalacsIl Kurtőskalács è una spirale di sfoglia zuccherata che, proprio come il suo nome dice, rievoca la forma di un “camino”, di un “corno” musicale (kurtő) o, soprattutto per noi italiani, di un grande cannolo privo di farcia. L’impasto contempla farina, latte, lievito, uova, burro e zucchero ed è molto simile a quello del pan brioche. La lavorazione prevede che se ne ricavi una sfoglia piuttosto sottile, la si tagli a strisce e le si avvolga attorno agli speciali cilindri con cui verranno cotte. Già, perché è proprio la cottura la particolarità del Kurtőskalács: le strisce di sfoglia, avvolte su questa sorta di grossi mattarelli, vengono leggermente imburrate, zuccherate e quindi ultimate, facendo ruotare i cilindri sulla brace o, come avviene in Expo, in un apposito forno. Una volta sformato, il “cannolo” è rifinito con granella di mandorle oppure di cioccolato, cocco (come quello nella foto), polvere di vaniglia, cannella, cacao… Delizioso gustato tiepido, un solo dolce (7 euro) è sufficiente per 3 o 4 persone. Se ti dovesse venire l’idea di portarlo a casa per la colazione del giorno dopo, sappi che ne rimarrai contento.

L’ARCA DI NOÈ SUL DECUMANO

Padiglione dell'Ungheria ripreso lateralmenteCon un Kurtőskalács imbustato mi sono allontanata dal padiglione dell’Ungheria, inconfondibile per la sua forma a botte con due tamburi laterali. Proprio la “botte” centrale s’ispira all’Arca di Noè, simbolo di salvezza della flora e della fauna. I due tamburi sciamanici, solcati dal simbolo stilizzato dell’albero della vita in cui scorre la dolce acqua naturale ungherese dalle note proprietà termali, evidenziano invece il rapporto mistico dell’uomo con la natura.
Opera degli architetti Attila Ertsey, Ágnes Herczeg e Sándor Sárkány, il padiglione si estende su tre piani per complessivi 1.910 metri quadrati. Per minimizzare il consumo energetico, l’isolamento termico esterno dell’edificio è quello tipico delle case passive. Inoltre, le finestre sono composte da tripli vetri, sulla facciata sono collocati pannelli solari e gli spazi interni sono ventilati naturalmente.
Prevalentemente costruito con materiali rinnovabili (legno, legno lamellare, cellulosa) e con pannelli prefabbricati smontabili, dopo il 31 ottobre il padiglione sarà ricollocato a Szombathely, la città più antica dell’Ungheria, al posto della Caserma degli Ussari numero 11, e diventerà centro di ricerca.

MUSICA (E POCO PIÙ) PER LE TUE ORECCHIE

Padiglione dell'Ungheria ripreso frontalmenteLa struttura architettonica − completata all’ultimo piano da un giardino a cielo aperto ed esternamente da un’area verde in cui sono coltivate 33 tipologie di frutta, verdura ed erbe officinali – crea ottimi presupposti. Il tema prescelto (“Dalla fonte più pura”) invita a scoprire le innovazioni di un Paese che non fa uso di Ogm e segue un sofisticato sistema di tracciabilità. Nonostante ciò, il percorso espositivo delude un po’ le aspettative del visitatore curioso.
Interno del Padiglione dell'Ungheria in ExpoEntrato nel padiglione, ti ritrovi in un piccolo atrio, in cui puoi bere l’acqua ungherese. Poi ti aspetta un’immensa sala, che gli appassionati di musica non possono perdersi: al centro è collocato uno strepitoso pianoforte ad alta ingegneria, realizzato con fibra di carbonio e in ben dieci anni di duro lavoro, che chiunque può suonare. Lungo il perimetro (e anche all’esterno del padiglione) puoi ammirare i più disparati artigiani all’opera e i bambini possono divertirsi con giochi low-tech. Al soffitto sono appesi infiniti filari di peperoni secchi, ingrediente di molti piatti tipici ungheresi, primo tra tutti il gulash. Il padiglione ospita inoltre mostre d’arte e una sala in cui alcuni tamburi sciamanici vengono azionati da gocce d’acqua. Un piacevole viaggio turistico, che però non fa imprimere nella memoria l’attinenza col tema Expo.

Artigiani all'opera nel Padiglionde dell'Ungheria in Expo

Consigli pratici per il visitatore
1. Il padiglione ospita anche un ristorante bistrò in terrazza e un negozio.
2. Ogni giorno e ogni due ore, dalle 14 alle 20, sono in programma esibizioni tradizionali.
3. Il National Day dell’Ungheria è fissato per il 23 ottobre.

Orari: il padiglione apre alle 10 e chiude alle 22 dal lunedì al venerdì e alle 23 il sabato e la domenica.
Ubicazione: sul Decumano, tra il padiglione del Regno Unito e quello della Spagna (fermata navetta: 9; coordinate sulla mappa: H 18); l’ingresso più vicino è Sud Merlata.

Fotografie: Expo2015/Daniele Mascolo, tranne quelle con indicazione di copyright.

Nota a piè di pagina web. Commento i miei “assaggi d’Expo” in piena autonomia e libertà, dopo aver pagato il pasto che ho consumato.

Leggi anche le presentazioni degli altri padiglioni in Racconti da Expo.

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9 pensieri su “DOLCI RICORDI UNGHERESI

    • Benvenuto, Alberto! Non ho ancora avuto modo di assaggiare la versione della Repubblica Ceca (e neppure quella della Slovacchia) per percepirne le differenze, ma spero di farlo presto. E il tuo commento mi invoglia a farlo ancor prima. So che lì questo tipo di dolce è chiamato Trdelníky, altro nome bello facile da pronunciare per noi italiani… 😉

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