IL BASMATI FA L’INDIANO

Set con pollo del ristorante indianoSe appartieni alla categoria di chi non si siede a tavola se non ha a disposizione il tovagliato più fashion del momento o se il ristorante non è perfettamente tirato a lucido, questa recensione non fa per te. Se, però, non ti lasci influenzare dalla prima impressione e, soprattutto, se ami il cibo indiano, il Padiglione Basmati nel Cluster del riso è tappa obbligata.

L’INDIA IN UN ANGOLO

Riso in vendita al Padiglione BasmatiLì trovi infatti l’unico angolo d’India in tutto Expo. Ufficialmente questo Paese, che per popolazione è il secondo al mondo, non ha partecipato all’esposizione universale, stando a quanto si dice per il caso dei due Marò. Però nel padiglione tutto specchi, che riporta la scritta Basmati sulla facciata, ogni cosa parla d’India. Una buona metà è occupata da statue di Buddha, sciarpe di seta, sari variopinti e gioielli, l’altra se la spartiscono un banchetto che vende il riso a chicco lungo del principale produttore indiano e il piccolo ristorante dai piatti riccamente speziati e molto profumati.

SAPORE DECISO

Set di pollo del ristorante indianoAlla cassa ordino un “set”, così definiscono i piatti unici, con pollo (12 euro). Dopo pochi minuti, al banco posso ritirare un vassoio in alluminio con riso basmati al garam masala, arricchito da bocconcini di carne al curry, e accompagnato da (proprio) quattro fettine di cetriolo non sbucciato, salsa allo yogurt e una fetta di pane naan al burro.
Mi accomodo e mi accorgo di quanto pesino le sedie ingombranti. Rimesse a nuovo, starebbero bene in una grande sala riunioni piuttosto che in un angolo d’India così raccolto.
Una signora mi guarda con l’acquolina in bocca. “Anche io lo sto aspettando” mi dice.
Dovrà aspettare ancora. Però, quando il suo piatto arriverà, sembrerà molto più invitante del mio, che evidentemente era già pronto da un po’.
Inizio a mangiare e, scegliendo di non rinfrescare il riso con la salsa allo yogurt, mi sorprendo di quanto il mio palato d’origine calabrese pizzichi. Amo il cibo “vivace”, quello che porta brio in bocca, e decido che userò un po’ di salsa allo yogurt solo alla fine. Nel frattempo, pure la signora del tavolo accanto inizia a mangiare. Parte anche lei dal riso col pollo, ma dopo un paio di bocconi è visibilmente andata in fiamme. La salsa allo yogurt, però, estingue l’incendio.
Me lo avevano detto che era un buon indiano: il riso è cotto a puntino e ben saporito, il pane gradevole, la quantità di cibo nella buona media dei cluster. La salsa allo yogurt torna utile, i cetrioli mi risultano del tutto superflui.

NON SOLO BIRYANI

Menu del ristorante indiano affissoTra le varie voci del menu ci sono i Samosa, triangoli di pasta fritti ripieni di patate, piselli e anacardi (4 euro); un rotolo di pollo con peperoni e cipolle (6 euro) e diversi piatti unici a 12 euro, anche in versione vegetariana. Tra questi, l’immancabile Biryani con pollo in erbe o verdure, sempre accompagnato dalla salsa allo yogurt. Sul fronte drink, menzione speciale per una bevanda che gli indiani chiamano Lassi (3 euro): uno yogurt liquido, aromatizzato al mango, dal colore simile a quello di una maionese light. Dicono abbia straordinarie proprietà rinfrescanti. Se la prossima volta incontro ancora la signora del tavolo accanto, chiedo a lei di testarla.

SENZA DIFFERENZE

Interno del ristorante indianoQuesto indiano è da provare, soprattutto per chi ama assaggiare. Non lo consiglio però a chi soffre d’intolleranze e /o allergie perché il libro degli ingredienti non l’ho visto. Ho letto solo un post-it appiccicato al vetro del banco che invitava a chiedere direttamente al personale. Peccato, però, che tutti coloro con cui ho tentato di parlare colloquiassero solo in indiano o con un inglese molto stentato. In sostanza, sugli ingredienti non ho avuto certezze.
Di certezza ne ho avuta invece un’altra. Vedendo un solo cesto e non sapendo come comportarmi per dividere i rifiuti a causa della mia salsa allo yogurt avanzata, ho chiesto dove potessi gettare le stoviglie di alluminio e plastica. Mi hanno guardato, hanno capito e sbrigato la faccenda in un attimo. Nonostante la poca comunicazione verbale, al Basmati sono davvero gentili e solerti, questo è sicuro. Come è sicuro che la raccolta non è differenziata, va tutto in un cesto.

 

Nota a piè di pagina web. Commento i miei “assaggi d’Expo” in piena autonomia e libertà, dopo aver pagato il pasto che ho consumato.

Trovi altri “assaggi” in Racconti da Expo.

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