LA CONQUISTA DELL’EST

Il Giappone, a levante nella realtà e sulla mappa di Expo, cattura l’interesse di chiunque. Qual è il segreto del suo successo?

Padiglione del Giappone in Expo

G 24. Se sei stato almeno una volta in Expo, probabilmente hai già capito che queste coordinate non ti servono per giocare a battaglia navale. Ti portano invece dove qualcuno è rimasto in fila anche quattro ore per fare una visita di 50 minuti e qualcun altro ha esultato quando ha saputo di dover aspettare solo un’ora e mezza prima di varcare la soglia. Proprio lì si trova il padiglione del Giappone, quello che sa conquistare tutti o quasi.


Cartello con i minuti di attesaDifatti il Giappone continua a dimostrare di saper catturare l’interesse di visitatori di ogni età e cultura. Con una buona dose d’immediatezza, spettacolarità e senso estetico, riesce a proporre innovazioni architettoniche e tecnologiche nonché specifiche soluzioni per problematiche nutrizionali e ambientali di portata globale. In altre parole, la sostanza di Expo c’è tutta.

UN “CONTENITORE” ALL’AVANGUARDIA

Griglia tridimensionale del padiglione GiapponeProgettato dal professor Atsushi Kitagawara, il padiglione si estende per 4.170 metri quadrati e vanta il record di primo edificio in assoluto a essere stato costruito con una commistione di tecniche tradizionali, analisi strutturale moderna e il cosiddetto “metodo di tensione compressiva”, in cui ben 17mila elementi di legno sono saldati l’uno all’altro con sistemi di aggancio e giuntura per rendere l’edificio flessibile e dunque fortemente antisismico.
La struttura si sviluppa all’interno di una “griglia” tridimensionale, realizzata in legno di larice giapponese proveniente dalla prefettura di Iwate. La griglia, che di giorno garantisce un’ottima abitabilità, di notte crea l’effetto scenico tipicamente giapponese della morbida luce sprigionata da una lanterna di carta. Proprio questa griglia simboleggia le tante diversità del Giappone, riscontrabili nell’ecosistema, nel cibo, nella natura e nelle stagioni.

DIVERSITÀ ARMONIOSA

Seconda entrataQueste diversità vengono proposte come grandi potenzialità risolutive e nel padiglione sei chiamato a scoprirle, in un viaggio che ti porta dal campo agricolo alla tavola. A essere posti come esempi da seguire sono gli sforzi delle industrie agricole, forestali, ittiche e alimentari giapponesi, unitamente alle conoscenze e alle competenze alla base dell’alimentazione e della ricca cultura alimentare nazionale.
Basti pensare che il 70 percento del Giappone è ricoperto da boschi e foreste, in cui la superficie di terra coltivabile è minima. Nonostante ciò, i giapponesi riescono a ricavare il massimo dalla convivenza con la natura. Le risaie ne sono un esempio: oltre a produrre il cereale più consumato, grazie ai terrazzamenti contribuiscono a prevenire le inondazioni, solitamente facilitate dalla forte pendenza del suolo dell’isola. La riorganizzazione del patrimonio idrico, attuata per rendere i corsi d’acqua più docili e funzionali, ha contribuito alla nascita di microclimi equilibrati, in cui la biodiversità si è sviluppata rapidamente.

LA CONVIVENZA TRA UOMO E NATURA

Sala del prologo alla mostra in GiapponeEd è proprio l’Aioi, ovvero la convivenza tra uomo e natura, il tema centrale del prologo alla mostra, curato da Sisyu, la calligrafa più rappresentativa del Giappone. Nel video al centro della sala, luci e ombre che assumono le sembianze di ideogrammi raccontano il Sol Levante, con le sue piogge abbondanti, e l’uomo, responsabile sì del degrado ma anche della rigenerazione ambientale. Sulle pareti laterali, alcune stampe artistiche ukiyo-e narrano la vita della pioggia che bagna abbondante il suolo giapponese durante tutte e quattro le stagioni.

L’ARMONIA DELLE STAGIONI

Sala della risaia del Padiglione GiapponeNella prima sala ipertecnologica, una delle più apprezzate del padiglione, t’immergi in una grande risaia, che cambia al ritmo delle stagioni. L’installazione, opera del gruppo di professionisti capeggiato dall’ingegnere Toshiyuki Inoko, combina dispositivi video e specchi semiriflettenti e crea un’esperienza che avvolge i cinque sensi: le immagini rispondono ai movimenti umani e se, per esempio, metti la mano in quella che sembra acqua, i pesci si avvicinano. A guidarti in un tale paesaggio rurale fantastico, che visualizzi grazie a una tecnologia all’avanguardia di projection mapping, è una cicogna. Questo volatile può vivere solo in un ricco ecosistema e ha un ruolo fondamentale nella coltivazione del riso perché si nutre degli insetti nocivi che attaccherebbero le piante. Ben ne ha capito il valore il Giappone che, proprio per la diminuzione di insetti e pesci causata dall’utilizzo di pesticidi e concimi chimici, ha rischiato di vederne l’estinzione, poi scongiurata da interventi di ripopolamento come quello attuato dalla prefettura di Hyogo.

DIVERSITÀ SENSORIALE

Corridoio Appena fuori ti aspetta un lungo e profumatissimo corridoio low tech, il cui pavimento ricorda quello pietroso dei giardini giapponesi. Mentre lo percorri, entri in contatto con un altro tipo di diversità: avverti suoni, diramati da altoparlanti direzionali, e profumi, provenienti dai fiori pressati custoditi nelle vetrine ancorate alla parete destra. Sul lato opposto, otto videoschermi presentano i festival del Paese. Ne ricavi un’esperienza sensoriale che ti fa conoscere lo straordinario mutare del paesaggio rurale giapponese al ritmo della natura.

LA CASCATA INTERATTIVA

Cascata interattivaNella sala successiva, una cascata illuminata squarcia il buio. Grazie a questa installazione interattiva, altra opera del team di Inoko, usando uno smartphone puoi avere un assaggio delle diversità agricole e culinarie del Giappone: dopo aver scaricato l’App del padiglione tramite il Qr code stampato sul dépliant che ti consegnano prima di iniziare la visita, se inserisci il telefono in una delle apposite fessure della base circolare della cascata, puoi scaricare fino a mille contenuti, inerenti agricoltura, cibo e cultura alimentare giapponese, e conservare quindi un ricordo della tua visita. Ed è molto facile farlo: basta toccare l’immagine che ti interessa tra quelle che scorrono ai piedi della cascata e il tuo smartphone scarica le relative informazioni.

LA CULTURA GASTRONOMICA TRA PASSATO E FUTURO

Parete con riproduzione degli alimentiNel 2013 lo Washoku, ovvero la cucina tradizionale giapponese, è stato riconosciuto dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Tanto basta per capire come le conoscenze e tecniche radicate nell’alimentazione giapponese sin dall’antichità (tipo la semplicità del pasto, la cultura alimentare variegata che rispecchia le specificità del territorio, la fermentazione e l’essiccamento degli alimenti) possano contribuire alla pratica di un’alimentazione sana per tutti gli abitanti del pianeta.
Osservando le quattro pareti illuminate della sala low tech dedicata alla gastronomia giapponese, puoi apprendere molto: appena entri ti attende una coloratissima esposizione di numerosi alimenti, dagli ingredienti ai piatti finiti; alle tue spalle puoi osservare le tecniche culinarie alla base della preparazione del famoso pasto unico a tre portate, solitamente composto da una ciotola di riso, un piatto di verdura e/o pesce e una zuppa di miso (soia fermentata) e dunque ben bilanciato dal punto di vista nutrizionale; contenuti testuali sottolineano inoltre l’importanza dell’educazione alimentare, intesa come impegno da mantenere, e l’essenza della cucina giapponese che, affidandosi per esempio alla fermentazione, è riuscita a incrementare i valori nutrizionali e il sapore degli alimenti e a migliorarne anche la conservazione.

INNOVAZIONE CREATIVA

Terra interattivaProtagonisti della terza sala, curata dal designer e docente universitario di fama internazionale Shinichi Takemura e dal direttore creativo Ryoji Shimizu, sono la Terra interattiva e il laboratorio del futuro. Sfruttando l’App già scaricata sul tuo smartphone e toccando uno dei mappamondi illuminati, potrai consultare contenuti riguardanti problemi come l’esplosione demografica e la conseguente crisi alimentare, l’iniqua distribuzione delle risorse, lo spreco e la perdita di cibo, il riscaldamento globale.
Il laboratorio del futuro ci viene presentato nel cartoon proiettato dal megaschermo al centro, dove i manga Morizo e Kiccoro, assieme a una cicogna e un robot, raccontano le soluzioni che il Giappone propone per risolvere i suddetti problemi.

MangaPer esempio, per debellare la crisi alimentare vengono tirati in causa la soia e l’allevamento a ciclo completo del tonno. Se la soia oggi usata come foraggio da molti Paesi occidentali diventasse alimento sostitutivo della carne, proprio come la considerano i giapponesi, sarebbe possibile nutrire una popolazione dieci volte superiore a quella attuale. Quanto al tonno, specie ittica molto sfruttata di cui proprio il Sol Levante è il primo consumatore al mondo, un’università giapponese è riuscita nell’impresa, finora ritenuta impossibile, di avviarne un allevamento a partire dalle uova. Per garantire un’alimentazione sana, il Giappone propone la diffusione dell’umami. Quest’ultimo, che è da considerare come il quinto gusto dopo il dolce, il salato, l’acido e l’amaro, è tipico del dashi. Il famoso brodo giapponese, che tra i suoi ingredienti annovera alghe e tonno cotto ed essiccato attraverso muffe, è privo di grassi per l’azione di queste ultime ed è dunque molto più sano e leggero di quello di carne. Gli alimenti fermentati tramite muffe o microrganismi sono molto consumati in Giappone: non solo perché la fermentazione ne migliora la conservazione, soprattutto in periodi dell’anno in cui il clima è particolarmente umido, ma anche perché ne aumenta i valori nutritivi. Per esempio, il tsukemono (cetriolo sottoposto all’azione di fermenti lattici e funghi) ha una quantità di vitamina B1 tredici volte superiore rispetto al cetriolo conservato sotto sale.

COOL JAPAN DINING

Tavola con stoviglie giapponesi
Ecco l’elogio del senso estetico giapponese, qui espresso dal design delle stoviglie. Una lunga tavola, che diventa progressivamente più alta a mano a mano che ci si avvicina al fondo della sala rettangolare, è ribalta ideale per pezzi di eccellenza artigianale provenienti da tutto il Paese, in cui sono oggi considerati “prodotti industriali tradizionali”. Questo allestimento, come quello della sala successiva, è stato curato da Oki Sato, uno dei migliori designer giapponesi.

UN PAESE IN VETRINA

Ora sei nell’atrio in cui ti viene insegnato a usare le famose bacchette giapponesi, in attesa dell’ingresso nel ristorante del futuro. Però questo è anche il luogo in cui il Giappone mette in mostra attrazioni turistiche e tradizioni, lifestyle, moda e cartoni animati. Puoi anche scoprire nuove tecnologie relative all’agricoltura, all’alimentazione e quelle utilizzate nel padiglione stesso.

IL RISTORANTE DEL FUTURO

Ristorante del futuro
Nel ristorante del futuro giapponese non mangi, ma condividi. E, soprattutto, ti fanno venire l’acquolina in bocca. Forse perché fuori ti aspettano il Minokichi, regno della cucina giapponese autentica, e un food court, in cui si ordina su touch screen. Prima di accomodarti ai tavoli del presente, interagisci tramite le bacchette con quelli multimediali del futuro. Al centro dell’ampia sala circolare, due attori e uno schermo gigante ti coinvolgono nello show, durante il quale ordini piatti stagionali e ne scopri gli ingredienti. Tutto inizia pronunciando Itadakimasu, ringraziamento prima del pasto, e tutto finisce dicendo Gochisousama, ringraziamento a conclusione del pasto. Anche se virtualmente sei sazio, ti ritorna la voglia di ricominciare. Peccato che fuori la fila non potrà che essersi allungata.

Curiosità
Logo del padiglione del GiapponeUn logo ricco di significato. Il logo del padiglione è costituito da sei Iwaibashi, tipo di bastoncino usato nelle occasioni di festa. Essendo i bastoncini capaci di raccogliere qualsiasi cosa, anche minimale, il logo vuole essere un invito a non sprecare cibo (Mottainai) e a esprimere i già citati ringraziamenti da fare prima e dopo il pasto. Nel logo i bastoncini si susseguono e sono disposte a forma di E: da una parte richiamano dunque il senso di condivisione (Osusowake) e dall’altra la parola “Expo”.
Hello Kitty in kimonoHello Kitty, ambasciatrice speciale. L’11 luglio, giornata in cui il Giappone ha celebrato il National Day, qualcuno si sarà stupito nel vedere sfilare in kimono anche Hello Kitty. In realtà, lei è la più speciale ambasciatrice del padiglione e, quando non indossa il coloratissimo costume nazionale, è vestita con un elegante abito azzurro disegnato da Izumi Ogino, mente creativa di Anteprima e unica stilista giapponese a partecipare ufficialmente alla collezione di Milano.

Consigli pratici per il visitatore

    1. L’ingresso più vicino al padiglione è Est Roserio, che dal 29 agosto apre alle 9, quindi come Sud Merlata e un’ora in anticipo dei più affollati Ovest Triulza e Ovest Fiorenza. Essere fra i primi ai tornelli di Roserio e raggiungere subito il padiglione è una buona strategia per non fare una fila interminabile. In linea di massima, tra le 13 e le 14 c’è un’attesa di minore durata.
    2. Se vuoi entrare immediatamente nel mood giusto, appena varcata la soglia, puoi ascoltare canzoni giapponesi collegandoti via web alla radio del padiglione.
    3. Al food court e al Minokichi, succursale del più raffinato dei ristoranti di Kyoto, puoi accedere anche senza transitare per il percorso espositivo, entrando dal passaggio pedonale situato nei pressi delle botti di sakè e percorrendo il labirinto coi divisori trasparenti.Labirinto

Orari: l’area espositiva apre alle 10 e chiude alle 21, ma l’ultimo visitatore viene ammesso tra le 18 e le 20 a seconda della fila. Il food court apre alle 11.30 e chiude alle 21.30. Il Minokichi riceve su prenotazione (tel. 02.56720151) dalle 12 alle 15 e dalle 18 alle 21 e propone menu che vanno dagli 80 ai 220 euro.

Ubicazione: all’estremità est del Decumano, tra i padiglioni di Slovacchia e Principato di Monaco (coordinate sulla mappa: G 24; fermata della navetta: 6).

Fotografie: Padiglione Giappone, Expo2015/Daniele Mascolo, tranne quelle con indicazione di copyright.

Leggi anche le presentazioni degli altri padiglioni in Racconti da Expo.

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12 pensieri su “LA CONQUISTA DELL’EST

    • Ciao, Giovanna. Effettivamente se arrivi da lontano e hai un solo giorno da sfruttare, stare tre ore in attesa per un unico padiglione è un gran peccato. Però, se hai l’opportunità di ritornare, e magari anche la fortuna di avere davanti a te una coda più breve, questo è sicuramente da visitare. Se può essere utile a tuo figlio, finora le giornate del lunedì sono state quelle con un numero inferiore di visitatori. Magari, con la riapertura delle scuole, anche i giorni infrasettimanali diventano più godibili. Pensa che sabato gli ingressi sono stati 200.919.

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      • grazie, per le utilissime informazioni, in effetti mio figlio sarà a Milano pure il lunedi, glielo ricorderò, di non andare la domenica.il sabato so già che ha un altro impegno. ciao a presto!

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  1. Ma il Giappone si sa vendere benissimo, il problema è che non accettano molto volentieri gli stranieri che vanno lì per restare… Ma d’altra parte è un paese meraviglioso, poi lo rovineremmo XD P.s. Ma ci stava una “certa” Kyary Pamyu Pamyu?? Io vorrei andare all’expo solo per vedere lei *-*

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    • Di certo il padiglione invoglia a visitarlo e anche a scoprirne la vastissima cultura gastronomica. Il giorno della mia visita non ho visto abiti supersgargianti quindi immagino che Kyary Pamyu Pamyu non fosse proprio lì. Se mi dovesse capitare di incrociarla, sarai la prima a saperlo! 🙂

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  2. E’ vero è un padiglione che lascia il segno così come lo lascia quello del Kazakistan. Bellissima la tua presentazione, praticamente è inutile farsi tre ore di coda. Lo hai descritto tu alla perfezione. Belle ance le foto. Io, ad esempio, con la mia canon non sono riuscita a fare uno scatto decente all’interno della prima sala. Un ciaoo Bea

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    • Cara Bea, ti ringrazio per il bel commento. Purtroppo nessuna presentazione può realmente trasmettere le emozioni che una vera visita fa provare. Spero solo che queste informazioni possano far comprendere meglio ciò che si vede o appronfondire ciò che si è visto. Il segreto per trarre il massimo da Expo è proprio quello di informarsi. C’è talmente tanto attorno a noi che a volte rischiamo addirittura di non notare quanto di più significativo, che oltretutto potremmo anche non avere più l’occasione di rivedere. Sono contenta che anche tu abbia potuto apprezzare il Giappone. A presto.

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