CERCO UN PO’ D’AFRICA NEL PANINO

Gli zimbabwiani mostrano lo zebraburgerSe l’Adriano Celentano di Azzurro non cercasse un po’ d’Africa in giardino, tra l’oleandro e il baobab, bensì nel panino, di certo lo troverebbe nel piccolo padiglione dello Zimbabwe in Expo. Visto che il CrocoBurger è andato esaurito nel giro di pochissimo tempo, in questi giorni non potrebbe che gustare lo ZebraBurger.

Tuttavia, il burger a base di carne di coccodrillo tornerà ben presto e, per il National Day del 31 agosto, gli zimbabwiani del cluster Cereali e Tuberi prevedono di iniziare a cucinare anche il cosiddetto SavanaBurger, i cui ingredienti sono al momento assolutamente top secret.

ZEBRABURGER CON BOLLICINE ROSATE

Zebraburger

Anche cheddar, cetriolini e salse nello Zebraburger

La ricetta dello ZebraBurger è quella dello chef Brighton Nekatamba, in forza al ristorante d’albergo del Parco nazionale Hwange: la polpetta di carne macinata viene racchiusa in un panino bianco assieme a sottili fette di formaggio cheddar e di cetriolini, dopo essere stata condita con salsa barbecue, che le conferisce un sentore affumicato, e salsa baobab, che intensifica la sfumatura acidula degli ortaggi. Queste salse ben contrappuntano il sapore della carne di zebra, deciso come quella del cinghiale, e la sua fibrosità, simile a quella di cavallo.
Completano il menu una specie di crocchette di patate, impanate in farina di baobab e cotte al forno, e una bibita rosata, rinfrescante e leggermente gassata, che unisce il sapore dell’uva rossa italiana al frutto di baobab e ai fiori di sambuco.

Bevanda rinfrescante servita con i burger

La bibita rinfrescante compresa nel menu dei burger e il tè rosso al baobab, anch’esso in vendita in Expo

Strano a dirsi, questa bevanda è confezionata da un’azienda di Mariano Comense, la Fava Bibite, e da ottobre sarà commercializzata anche fuori da Expo.
Lombarda è pure l’azienda che si occupa della lavorazione della tonnellata di carne, arrivata direttamente dallo Zimbabwe: la milanese De Amicis, che l’ha trasformata in 10mila hamburger.

CROCOBURGER DA CONSUMARE IN LOCO

La cuoca mostra un Crocoburger

Formaggio filante, verdure e salse anche nel Crocoburger

A una tonnellata ammontava anche la quantità di carne di coccodrillo, che in Expo è andata esaurita nel giro di due settimane benché si pensasse potesse durare tre mesi.
Se la carne di zebra è particolarmente magra, quella di coccodrillo ha un elevato contenuto proteico e di omega 3, 6 e 9. Essendo la carne di coccodrillo vietata in Italia, il CrocoBurger doveva essere rigorosamente consumato nel padiglione dello Zimbabwe, dove veniva farcito con formaggio filante, verdure e salse, e proposto nello stesso tipo di menu dello ZebraBurger e allo stesso prezzo (15 euro).
La carne di coccodrillo, proveniente da allevamenti controllati situati nei pressi del Lago Kariba, mi è sembrata molto simile a quella del pollo e, forse per suggestione, mi ha rievocato un sentore di pesce.
Confesso però di averne assaggiato solo un pezzetto, perché io e i rettili non siamo mai andati d’accordo…

QUESTIONE DI CONDIVISIONE

Carne del crocoburger

Carne di coccodrillo in cottura

Se è vero che CrocoBurger e ZebraBurger hanno suscitato grande interesse tra i buongustai più curiosi, hanno anche provocato dissensi tra animalisti e vegani.
Ha cercato di placarli Georges El Badaoui, console dello Zimbabwe a Milano, che ne ha parlato in termini di condivisione: “Vogliamo sensibilizzare la gente al rispetto delle diverse usanze alimentari. Per noi zebra e coccodrillo sono animali da allevare, da macello, come per gli italiani possono esserlo le galline o i maiali. Proporli a Expo è modo per far conoscere le nostre tradizioni”.
Anche se bisogna ammettere che in Zimbabwe la carne di coccodrillo e quella di zebra non sono consumate così frequentemente come, per esempio, lo è quella di pollo in Italia. L’80 percento della loro produzione viene infatti esportato all’estero.

ASPETTANDO I FAST FOOD

Far arrivare questi tipi di carne a Expo è sicuramente stato anche un modo per testare il livello di gradimento della gente, visto che pare si voglia aprire in Italia una catena di fast food in franchising che venda queste specialità.
Qualcuno ha anche già pensato a piatti che possano nascere dal connubio tra la cucina dello Zimbabwe e quella italiana. Hai presente una bella pasta al ragù di coccodrillo, in cui la carne viene insaporita con cipolla di Tropea, pomodoro pachino e pesto al basilico ligure Dop con aglio di vessalico?

Nota a piè di pagina web. Commento i miei “assaggi d’Expo” in piena autonomia e libertà, dopo aver pagato il pasto che ho consumato.

Fotografie: Expo2015/Daniele Mascolo, tranne quelle con indicazione di copyright.

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9 pensieri su “CERCO UN PO’ D’AFRICA NEL PANINO

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